Risotto Mirtilli e Saint Agur (formaggio erborinato)

Risotto ai mirtilli e Saint Agur

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In una domenica di pioggia poco primaverile, a Bruxelles, abbiamo unito le nostre forze di sorelle, per creare il risotto definitivo. L’ispirazione ci è venuta dal contest Sedici: L’ Alchimia dei sapori. Spinte dall’entusiasmo, abbiamo sfidato il delirio degli elementi per andare al mercato di Place Jourdan a cercare ingredienti freschi.

Al banco dei formaggi di fiducia di Giulia abbiamo trovato un formaggio erborinato dell’alta Loira, il Saint Agur, dalla texture fondente e dal gusto corposo e dolce che abbiamo deciso di abbinare a quello leggermente aspro dei mirtilli. Sotto la pioggia battente, con un ombrello di meno e delle borse cariche di pane, frutta e verdura in più, siamo corse a casa per iniziare la nostra ricetta in collaborazione. Ecco a voi dunque il nostro risotto ai mirtilli e Saint Agur.

Ingredienti per 3 persone

  • 6 tazzine da caffè di Riso Carnaroli
  • 1 scalogno
  • 30g di burro
  • 100 g di mirtilli freschi
  • Mezzo bicchiere di vino bianco
  • 1 l di brodo vegetale
  • 80 g di Saint Agur
  • Sale e pepe macinato qb

Ingredienti risotto mirtilli e  formaggio erborinato

Preparate il brodo in una pentola a parte, con delle verdure fresche come abbiamo fatto noi (1 carota, mezza cipolla, un gambo di sedano), oppure con un dado … va bene lo stesso, ma non ditelo a nessuno .

In una pentola, fate imbiondire una noce di burro e lo scalogno tritato finemente, aggiungete il riso e tostatelo per un paio di minuti. Sfumate con il vino bianco e lasciate che evapori completamente mescolando. Nel frattempo, mettete in una padellina 20 g di burro con i mirtilli freschi, cuocete a fuoco dolce per circa 10 minuti e schiacciate con una forchetta alcuni dei mirtilli creando una salsa.

Risotto_Salsa mirtilli

Torniamo al risotto, aggiungete il brodo a più riprese e continuate a mescolare con un cucchiaio di legno per 15 minuti (i tempi di cottura variano a seconda del tipo di riso che avete scelto). A cinque minuti dalla fine cottura versate la salsa di mirtilli e amalgamate con il resto.

A cottura terminata, togliete la pentola dal fuoco e mantecate il risotto con il formaggio tagliato grossolanamente a cubetti. Impiattate e servite con una generosa macinata di pepe nero e un paio di mirtilli freschi che avevate tenuto da parte in precedenza.

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Se cercate un’ispirazione per abbinare il vostro formaggio erborinato date un’occhiata al blog di Irene, una delle organizzatrici del concorso.

 

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torta

Ciambella rustica ricotta e limone

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Ebbene sì, preparare una torta è una attività molto distensiva per me, soprattutto se non ho una ragione in particolare per prepararla. Per esempio, mettiamo una domenica mattina, io e il cane da soli in casa, una morbida luce che entra dalle finestre e della buona musica; decido di fare una torta per sperimentare qualcosa di nuovo e subito le preoccupazioni della settimana passata spariscono. Mi armo di frusta elettrica, ingredienti, macchina fotografica e la mia concentrazione è tutta lì. Il problema viene dopo, quando la torta è in forno e finalmente mi rendo conto del campo di battaglia che ho lasciato alle mie spalle. Ecco, raccogliere le diecimila ciotole, pulire i ripiani e lavare gli utensili non è proprio la parte preferita del lavoro. Stamattina ho provato a preparare una ciambella con ricotta e limone. Buona per la colazione o per accompagnare una tazza di tè.

Ingredienti :

  • 4 uova
  • 200 g di zucchero
  • 250 g di farina
  • 200 g di ricotta
  • ½ bicchiere scarso di olio di semi
  • 2 limoni
  • 1 cucchiaio di miele
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • Un pezzetto di burro per ungere la tortiera e delle briciole di biscotto per evitare che la pasta si attacchi

limoni

Ho innanzi tutto lavato per bene i due limoni e ne ho ricavato la buccia con una grattugia sottile, poi ne ho spremuto uno dei due e ho messo da parte il succo.

limone 2
Ho messo 4 uova intere (tuorli e albumi) in una terrina capiente con lo zucchero e li ho montati con le fruste elettriche fino ad ottenere una crema. Ho aggiunto la ricotta e l’ho incorporata alla crema insieme alla scorza dei due limoni. Ho poi aggiunto l’olio di semi e il succo di un solo limone.

uova
A questo punto ho iniziato a incorporare alla base dell’impasto la farina e il lievito, con l’aiuto di un setaccio, in tre fasi, in modo da miscelare bene il tutto ed evitare i grumi. Ho completato l’impasto aggiungendo un cucchiaio di miele.
Ho imburrato la tortiera, e vi ho versato il composto. Ho messo il dolce in forno per 45 minuti a 170°/180° C, in modo che cuocesse lentamente.
Una volta cotta la ciambella (fate la prova dello stecchino), l’ho sformata e cosparsa di zucchero. Quando l’abbiamo assaggiata, qui a casa, era ancora tiepida e il profumo del limone ancora più intenso.
Un paio di accorgimenti : il mio stampo a ciambella purtroppo è piuttosto grande (diametro 30 cm), per questa quantità di impasto è preferibile utilizzare uno stampo da 20-24 cm non di più. La ricotta infatti rende l’impasto piuttosto compatto, quindi il rischio è che la ciambella rimanga piuttosto bassa. Inoltre, io ho preferito aggiungere il succo di un solo limone, perché in un dolce lievitato preferisco sentirne il profumo, piuttosto che la persistenza del gusto acidulo.

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Bahia Pilocura

Bahìa Pilolcura. Qui Cile.

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enrico

Enrico vive in Cile da quasi due anni. Il suo lavoro l’ha portato dal nord Italia all’altra parte del globo terrestre, e laggiù lui ha trovato una nuova “casa”. Ha visto vulcani e deserti, ha incontrato pinguini e tartarughe marine. Sempre impegnato a progettare nuovi business plans, non è affatto immune alla dolce vita locale. Stasera ci porta a cena con lui in un piccolo ristorante di Santiago… 

 

 

Da fuori non diresti che è un ristorante, la scritta “Bahia Pilolcura” ormai èbahia-pilolcura completamente coperta da un’edera. La porta come sempre è chiusa, bussiamo, ci viene ad aprire Alejandro il proprietario che ci saluta con un “¿Cómo están?” e ci invita ad entrare. Devo dire che neanche da dentro sembra un ristorante, ci ritroviamo in una stanza di 10 metri quadri con un bancone e 3 congelatori verticali in bella vista. Alejandro ci indica il retro dei congelatori dove c’è una apertura nel pavimento con una scala che porta al seminterrato con i tavoli.

Scendiamo facendo molta attenzione, ci attende una sala piccola con 3 tavolini occupati da persone intente a interniguardare la Copa Libertadores. Ovunque richiami a Neruda, Che Guevara, la U de Chile e il popolo Mapuche. Andiamo nella stanza accanto, più tranquilla, e ci sediamo vicino ad uno specchio con una cartolina scocciata in un angolo, la guardo meglio e scopro una bellissima Rimini anni ’90.
Il ristorante prende nome da una piccola baia nella regione de “Los Lagos”, Bahia Pilolcura si trova tra due piccolissime isole di fronte la città di Calbuco, Isla Quenu e Isla Chidguapi. In questa baia si trova il più grande allevamento naturale di ostriche cilene dal bordo nero (ostras de borde negro).
Dopo pochi minuti arriva Erik, un ragazzo secco come un chiodo, scuro di carnagione, ricci neri e occhi vispissimi, ci propone subito le ostriche “Sono le prime della stagione, chiquillos”. Passiamo. Io personalmente non sono un patito dell’ostrica e i miei due compagni di serata nemmeno, anche se questo è il posto migliore di Santiago dove mangiar le ostriche dal bordo nero coltivate nella piccola baia Pilolcura.

Ordiniamo un sauvignon blanc e per iniziare un ostiones pil-pil e un ceviche mixto salmon-camaron. Le cappe sante pil-pil sono favoliziose, arrivano nel loro brodino bollente al sapore di burro, aglio e peperoncino che finirà a colpi di scarpetta. Il ceviche è in netto contrasto con l’altro piatto però si sposa col vino alla perfezione e con una spruzzatina di limone è perfetto. Gli antipasti finiscono subito e il cameriere ci porta i piatti principali: un atun a la plancha, una bistecca di tonno che si scioglie in bocca, viene appena scottata sulla piastra e si presenta con un contorno di pomodoro e un po’ di insalata verde, un caldillo de camarones che è una zuppa, quasi un brodo, di gamberi e un chupe de locos, un fantastico tortino fumante a base di latte, pan grattato, parmiggiano e loco, un mollusco tipico dell’isola di Chiloé.

capesante e gamberi tonno chupe de locos caldillo de camarones
Bahia Pilolcura, un posto da tre B, Bueno, Bonito y Barato (buono, carino ed economico), ricordatevi di portare contante perché la carte qua non sono ben viste.

Bahia Pilolcura
Calle Antonio Bellet 35, Providencia, RM de Santiago
Metro Pedro de Valdivia

20 ostriche 5.900,00 pesos cileni
Cena per 3 40.000,00 pesos cileni

Categories: Cucina, Luoghi, Ospiti

Involtini impiattati

Involtini di insalata

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Bruxelles, la primavera bussa timidamente alla porta, i giardinieri si affaccendano per piantare primule e pansé nei parchi e io architetto ricette per picnic. Fin dalla tenera età soffro del complesso di Yoghi e Bubu. No, non ho l’irrefrenabile istinto di sottrarre merende e cestini di vivande a ignari turisti nei parchi, ma ho come l’impressione che un pranzo consumato all’aperto, magari su di una coperta a scacchi stesa sul prato sia più gustoso. Non parlo di un panino avvolto frettolosamente in carta stagnola e quattro bicchieri di plastica svolazzanti. Il picnic ha un’estetica e una dignità.

Naturalmente, non appena ho cominciato ad affettare le verdure per la mia ricetta da asporto, il cielo s è fatto di piombo, la temperatura è crollata verticalmente, gli uccellini hanno smesso di corteggiarsi e le gemme si sono ritratte. Ma non mi sono data per vinta e gli involtini di verdure fresche li ho preparati comunque – anche se per fotografarli ho utilizzato la luce elettrica, a mezzogiorno.

Ingredienti per gli involtini di verdure

  • Cetriolo
  • Carota
  • Avocado
  • Barbabietola
  • Pomodorini
  • Spinaci freschi
  • Misticanza
  • Peperone
  • Noodles di riso o di soia (capelli d’angelo)
  • Fogli di carta di riso piccoli

Per la salsa agrodolce in versione leggera:

  • Aceto di vino bianco (o di riso andrebbe meglio)
  • Peperoncino a piacere
  • Un cucchiaino di zucchero
  • Menta fresca

Verdure involtini

spaghettini di riso

Grattugiate la carota e affettate la verdura a bastoncini sottilissimi e mediamente corti (3 cm massimo). Risciacquate i noodles e immergeteli in una ciotola d’acqua (fredda nel caso siano di soia, calda se si tratta di noodles di riso) per una decina di minuti. Preparate una ciotola di acqua calda e immergetevi per pochi secondi un foglio di carta di riso. Stendetelo quindi su una superficie piana, un tagliere andrà benissimo. Disponete le verdure a vostro piacere e alcuni noodles ammorbiditi nell’acqua all’incirca a un centimetro da dal lato inferiore.

ripieno involtini

 

Prendete con delicatezza due angoli del foglio e piegateli verso il centro a formare un piccolo triangolo (1), quindi piegate il vertice del triangolo verso l’interno formando una taschina (2) e spingetevi con delicatezza all’interno il ripieno. Arrotolate con decisione (3) e fate rientrare la carta di riso in eccesso dai lati esterni. Con il palmo della mano fate rotolare l’involtino fino a chiuderlo completamente (4).

come_chiudere_involtini_verdura

Tagliate gli involtini a metà con un coltello seghettato per una migliore presentazione.

involtini1

Io li ho serviti accompagnati da un cucchiaio di leticchie lesse condite con semi di coriandolo e da un’omelette semplice (un uovo e sale) arrotolata e tagliata a rodelle.  Per dare un gusto più deciso alla preparazione evitando di appesantirla ho preparato una versione leggera di salsa agrodolce.

involtini2

In un microscopico tegame fate scaldare mezzo bicchiere d’acqua, aggiungete un cucchiaino abbondante di zucchero e mescolate fino a farlo sciogliere, versate tre cucchiai di aceto bianco e mezzo peperoncino piccante, fate raffreddare dopo aver aggiunto un paio di foglie di menta fresca.

Gli involtini di verdure sono una ricetta che prende spunto dai vietnamiti Gỏi cuốn  – letteralmente involtini di insalata – utilizzando però gli ingredienti che si trovavano stamattina nel mio frigorifero, sbizzaritevi 🙂 !

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Pane e Formaggio

Fondue Savoyarde | Fonduta Savoiarda

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Isabelle

 

Isabelle è una ragazza francese trapiantata a Bruxelles. Da buona patriota non disdegna la buona cucina e il buon vino. Esperta di affari europei, ama viaggiare, fare foto, conversare, ascoltare musica e molte altre cose.

 

 

La Fondue Savoyarde

Tempo di preparazione: 20 -30 minuti

Cottura: 10 -15 minuti

 

Ingredienti :

  • 33 cl di vino bianco secco
  • 200 g di Emmental o Gruviera
  • 200 g di Comté
  • 200 g di Beaufort
  • Noce moscata q.b.
  • pepe
  • 1 o 2 spicchi d’aglio (secondo i gusti)
  • 4 g di maizena

Formaggi

Pane e Formaggio

Materiale:

Grattugia

Grattugiare il formaggio facendo attenzione che resti a temperatura ambiente, quindi versare il vino in una casseruola e portarlo a ebollizione. Aggiungere a poco a poco il formaggio, abbassare il fuoco e mescolare in modo che non si attacchi al fondo. Controllare che il composto non raggiunga il bollore. Aggiungere la maizena per addensare il tutto. Terminare con pepe, sale e noce moscata, senza smettere di mescolare in modo che il formaggio fuso non rapprenda.

Strofinare il caquelon con lo spicchio d’aglio (se vi piace, si può lasciare direttamente nella pentola) e versarvi il composto.

Fondue

Alternative

Alcuni aggiungono alla fonduta del kir. Oltre al pane, si possono eventualmente intingere nel formaggio fuso anche delle verdure come il peperone tagliato a dadini, degli champignon, delle cipolline o dei cetriolini.

La scelta del formaggio determina l’origine della ricetta, in questo caso si tratta della fondue tipica della Savoia, per una fondue svizzera i formaggi saranno il Vacherin o l’Appenzeller.

 Qual è la differenza tra il Gruviera e l’Emmental?

Entrambi sono dei formaggi a pasta pressata e cotta, prodotti in Francia e in Svizzera. La loro principale differenza risiede nel loro aspetto, con grandi buchi, detti occhiature, nel caso dell’Emmental, e a pasta compatta con buchi molto piccoli, nel caso del gruviera.  I nomi dei due formaggi hanno origine svizzera: Emmental deriva dal nome del fiume Emme, che scorre nel cantone di Berna, e dalla parola “tal” che significa valle in Tedesco. Mentre Gruviera prende il nome dal distretto di Gruyère nel cantone di Friburgo, a ovest del paese.

Categories: Ospiti, Ricette, Secondi

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La cremina di caffè

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BrunoBruno è francese. Ha viaggiato molto nella sua vita, ha vissuto negli Stati Uniti, un breve periodo anche in Italia. Ha conosciuto un angolo di Giappone a Parigi, ha trascorso molto del suo tempo sopra le nuvole per lavoro. Nonostante questa sua apertura verso il mondo, è sempre tornato a casa, nella tranquilla Arras, dove è nato e cresciuto.

 

Oggi Bruno apre le porte della sua casa e ci invita a prendere un caffè con lui. Ci svelerà un piccolo trucco, che nemmeno tutti gli italiani conoscono : come fare la cremina del caffè con la moka.

Cosa ci serve :

  • 1 moka
  • Del caffè di buona qualità, Bruno ha scelto il caffè Illy
  • 2 cucchiaini di zucchero colmi per ogni tazza di caffè

Vediamo come fare…

 

cremina

Una piccola nota sulla moka, la celebre “macchinetta del caffè”, protagonista dei mattino italiano, nonché del dopo pranzo, della pausa pomeridiana, compagna fidata dell’ospitalità più genuina.
Forse non tutti sanno che … la moka è un oggetto ideato dal Sig. Alfonso Bialetti nel 1933, proprietario dell’omonima azienda specializzata nella fusione in conchiglia dell’alluminio.
Si tratta di un prodotto di design industriale famoso in tutto il mondo, presente nella collezione permanente del Triennale Design Museum di Milano e del MoMA di New York.
Il progetto originale rimane invariato nella sua totalità ancora oggi, dopo più di ottant’anni e la sua produzione è rimasta tutta italiana fino al 2010.
Il nome dell’apparecchio prende origine dalla città di Mokha in Yemen, una delle prime e più rinomate zone di produzione di caffè, in particolare della pregiata qualità arabica.

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Pere

Torta Crumble Cioccolato e Pere

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Martedì di vento, passato a ciondolare per casa combattendo con una faringite più che antipatica. Urge metodo scaccia pensieri-energizzante. Apro il frigo: uova ci sono, cioccolato pure, burro anche. Nel porta frutta ci sono delle pere. Bene, datemi un martello, devo rompere il vetro della cassetta “emergenza torte”. Non c’è altro rimedio all’apatia di oggi, preparo la Torta crumble cioccolato e pere.

Ingredienti per il crumble:

  • 70 g di mandorle in polvere
  • 70 g di farina
  • 70 g di burro
  • 60 g di zucchero di canna
  • 2 cucchiai colmi di cacao amaro
  • 1 pizzico di sale

cacao, mandorle e zucchero

Ingredienti per la base della torta:

  • 100 g di farina
  • 70 g di zucchero bianco
  • 2 uova
  • 50 g di burro morbido
  • 80 g di cioccolato fondente
  • ½ boccetta di aroma alla mandorla
  • 1 cucchiaino di lievito in polvere
  • 1 pera matura
  • Un pugnetto di cramberries secchi

cioccolato
Iniziamo preparando il crumble. In una ciotola metto le mandorle in polvere, lo zucchero di canna, la farina, il pizzico di sale, il cacao amaro e il burro tagliato a pezzettini. Lavoro il tutto con le dita in modo da amalgamare gli ingredienti facendo attenzione a lasciare una texture granulosa, necessaria alla formazione delle briciole croccanti che copriranno la superficie della torta. Metto il coposto in frigo per una mezz’ora e passo a preparare la base.
In un’altra ciotola metto il burro ammorbidito, metà dello zucchero e, prima con un cucchiaio , poi con lo sbattitore, incorporo il primo uovo. Una volta ben amalgamato aggiungo il secondo uovo e il resto dello zucchero. Con un setaccio aggiungo un po’ alla volta la farina, dentro la quale ho già messo il lievito. Per finire aggiungo il cioccolato che avevo fatto sciogliere precedentemente a bagno maria.
Preparo lo stampo della torta (meglio se di un diametro tra i 18 ai 20 cm) rivestendolo con della carta forno e verso il composto.
Pelo la pera e la taglio a fettine. Copro la superficie della base della torta con le fettine di pera e aggiungo per dare un tocco di contrasto acidulo i cramberries secchi. Anche delle albicocche secche possono essere una buona alternativa. Prendo dal frigo il crumble e lo verso a coprire completamente la frutta.
Metto la teglia nel forno preriscaldato a 180°C per 40/45 minuti circa. Lascio raffreddare per un paio d’ore, prima di sformare e invitare un amico a bere il tè.

Torta Crumble

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