Pane

La Torta di Pane

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Questo sabato ho deciso di provare a fare un dolce molto semplice, che in realtà non ho mai preparato prima d’ora, ma che mi ricorda l’infanzia e la cucina piuttosto sobria della mia nonna materna. Avevo del pane raffermo in casa e delle mele da utilizzare al più presto e da qui l’idea della torta di recupero. Ho dato un occhiata nel web, ne esistono moltissime versioni, con il cioccolato, la frutta secca, le banane ecc. Essendo un dolce che ha il nobilissimo fine di recuperare gli ingredienti che abbiamo in casa e che rischieremmo di buttare, è in realtà declinabile in infiniti modi. Io ho cercato di rimanere più fedele possibile alla versione che conoscevo, aggiungendo un paio di tocchi personali.

Ingredienti :

  • Circa 400 gr di pane secco
  • ½ litro di latte
  • 2 uova
  • 150 gr di zucchero
  • Uvetta
  • 1 mela
  • Albicocche secche
  • Cannella
  • Zucchero a velo
  • Mezzo cucchiaino di estratto di vaniglia
  • Uvetta
  • Scorzette di limone qb

Mele e cannella

Ho rotto grossolanamente il pane secco in pezzi e l’ho riposto in una ciotola. Avevo del pane con semi vari, del pane integrale e dei resti di baguette. A parte ho riscaldato in un pentolino mezzo litro di latte con un bastoncino di cannella perché si insaporisse. Prima che arrivasse a bollore l’ho tolto dal fuoco e facendolo passare al colino l’ho versato nella ciotola con il pane e ho lasciato che il tutto riposasse per un paio d’ore.
Ho ripreso la mia ciotola e ho iniziato a lavorare energicamente il pane imbevuto di latte con un cucchiaio di legno in modo da rendere il composto più omogeneo possibile. Ho aggiunto a questo punto le due uova, l’uvetta, le albicocche, la mela tagliata a dadini e gli aromi (estratto di vaniglia e scorza di limone). Ho imburrato una teglia e cosparsa di briciole di biscotto, anche il pane grattugiato può andare bene, ma io non ne avevo più.
Ho messo il composto nella teglia e poi l’ho infornata per 40 minuti circa a 190°C.
Una volta cotta la torta, l’ho lasciata raffreddare e l’ho cosparsa di zucchero a velo.

Torta di pane

A volte, la mia nonna ci metteva anche dei semi di finocchio e dei fichi secchi, oltre all’uvetta, in quel caso il la torta ricordava molto un altro dolce della tradizione veneta, tipico del periodo dell’Epifania, che si chiama Pinza. Nelle sue varianti più comuni  però alla base dell’impasto della Pinza Veneta non c’è il pane, pane ma la farina di polenta.

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ingredienti malloreddus

Malloreddus risottati ai porcini e piselli

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Ho chiesto a mio marito di proporre qualche ricetta per il blog, e lui, sospinto da spirito autarchico è finito al negozietto di prodotti sardi vicino a Place Jourdan (Sardinian Food) dove ha trovato dei fantastici malloreddus (gnocchetti sardi) che ho pensato di cucinare in modo un po’ alternativo, unendo la mia passione per i risotti alle radici della mia metà migliore.

 Malloreddus risottati ai porcini e piselli

Il segreto per la buona riuscita di questo piatto è la qualità della pasta che dovrà essere trafilata al bronzo e possibilmente prodotta da un pastificio artigianale. Io ho utilizzato i Malloreddus del Pastificio Artigiano Tanda e Spada. La pasta trafilata al bronzo si distingue dalle altre paste per la naturale colorazione opaca e grezza, e la rugosità superficiale che trattiene meglio i condimenti.

Ingredienti per 2 persone

  • 200 gr di Malloreddus
  • ¼ di cipolla bianca
  • Funghi porcini essiccati
  • 1 pugno di pisellini fini
  • ½ bicchiere di vino bianco
  • 2 litri di brodo vegetale
  • Parmigiano reggiano grattugiato qb
  • Prezzemolo
  • Sale e pepe

ingredienti malloreddus

Fate rinvenire i porcini secchi in un bicchiere con un po’ di acqua calda per un paio di minuti. In una padella dal fondo spesso fate soffriggere la cipolla finemente affettata fino a farla imbiondire, quindi sfumate con il vino bianco. Aggiungete gli gnocchetti e i funghi con l’acqua in cui riposavano. Mescolate e continuate a irrorare con del brodo. Unite i pisellini dopo circa 5-7 minuti di cottura. Continuate a mescolare e a versare del brodo nella padella. Verificate la cottura assaggiando, i tempi variano a seconda della pasta scelta. La mia era pronta dopo circa 25 minuti a fuoco lento. Togliete la pentola dal fuoco e mantecate con un ricciolo di burro e del parmigiano. Aggiungete una spolverata di pepe e del prezzemolo tritato.

malloreddus

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Polpette di zucca e tonno

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Maria RosaMariarosa è friulana, ma il suo cuore batte con il ritmo pulsante di Napoli. Vive un po’ in  Francia e un po’ in Italia. Ha iniziato a cucinare di recente e già molti dei suoi piatti sono dei piccoli capolavori, sarà forse l’eredità del papà cuoco? Oggi condivide con noi qualcosa di semplice, in tema con il periodo della quaresima, ma chissà forse domani avremo la fortuna di postare una delle sue buonissime torte.

 

Ho scelto di fare questa ricetta Mercoledì delle Ceneri e quindi si mangiava pesce… per non fare le solite cose al forno ho scelto di proporvi delle polpettine. Essendo anche a dieta ci voleva qualcosa di semplice ma goloso al tempo stesso… spero vi piaccia!

Ingredienti per 4 persone

  • 300 Gr zucca
  • 250gr tonno in scatola
  • 1 uovo
  • 100 Gr parmigiano grattugiato
  • 2 cucchiai farina pangrattato q.b.

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Sgocciolate il tonno e mettetelo in un ciotola. Sbucciate la zucca e grattugiatela a grana grossa.

Strizzatela bene tra le mani e unitela al tonno. Aggiungete l’uovo, la farina e amalgamate tutto.

Accendete il forno e fatelo scaldare a 210 gradi intanto su una teglia mettete della carta forno. Formate delle polpette (della grandezza che più vi piace) passatele nel pan grattato e mettetele sulla teglia e in forno per 20/25 minuti.

 

Polpette Zucca e Tonno

 

Buon appetito!

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Quinoa

Insalata di quinoa

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All’affacciarsi del primo sole di febbraio mi sono emozionata e ho comprato, come l’ultima dei nordici sprovveduti, una piantina di basilico. Appena uscita da una serra olandese, la piantina si è mantenuta verde e rigogliosa per due giorni. Oggi, all’apparire delle prime macchioline marroni sulle foglie ho preso la decisione di utilizzare la piantina in tutte le ricette di questa settimana, per non rendere vano il suo sacrificio. Comincio da subito con un piatto veloce e comodo per la pausa pranzo in ufficio o per un pic-nic: l’insalata di quinoa, peperone, zucchina, pomodorini, feta, avocado e basilico.

Ingredienti per due persone

  • 150 gr di quinoa
  • 1 peperone rosso
  • 1 zucchina
  • 1 cipollotto fresco
  • 8 pomodori datterini
  • 50 gr di feta o formaggio caprino fresco
  • ½ avocado
  • Basilico
  • Sale e pepe
  • 2 cucchiaio d’olio extravergine d’oliva

Quinoa

avocado

Zucchino

Peperone

Sciacquate la quinoa con abbondante acqua fredda per rimuovere residui di saponina che la renderebbero amara. Fate bollire la quinoa per circa 15 minuti in acqua leggermente salata.

Nel frattempo affettate il peperone e la zucchina a cubetti molto piccoli, per ridurre al minimo il tempo di cottura e saltateli in una padella molto calda insieme al cipollotto fresco e al peperoncino. Se la padella/wok è antiaderente potrete evitare di utilizzare olio in questa fase.

Scolate la quinoa, unitela alle verdure saltate e fate raffreddare. Aggiungete la feta, l’avocado, i pomodorini, il basilico e un cucchiaio d’olio d’oliva.

Mettete la giacca afferrate l’abbonamento o le chiavi della macchina e volate in ufficio.

Insalata di quinoa

 

La quinoa è uno psudo-cereale originario delle Ande a elevato contenuto proteico e privo di glutine. Il blog Greenme ci elenca tutte le proprietà benefiche di questa pianta.

Note di sostenibilità

Negli ultimi anni la quinoa è diventata di uso quasi comune in Europa e negli Stati Uniti. La domanda di quinoa è cresciuta spaventosamente con effetti prevedibili sul prezzo del vegetale e sulla sicurezza alimentare dei paesi produttori. Cerchiamo dunque di limitare il nostro consumo di quinoa e assicuriamoci di acquistare un prodotto la cui sostenibilità sia certificata.

A tal proposito: The Guardian e D Repubblica

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Uova_Fritole

Fritole di Carnevale

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elisa2

 

Elisa vive nell’ultimo avamposto del Veneto Orientale, la cucina in provincia di Venezia e la camera da letto in quella di Pordenone (o quasi). Giovane donna iperattiva, è una lettrice vorace, viaggiatrice instancabile e pasticcera modello.  

 

Lezioni di lingua: Le Fritole

Oggi ho pensato di vestire i panni di Mr Brown e trasformarmi in un insegnante di lingua. Inglese, direte voi. No, di dialetto veneto. Viaggiare per il mondo, conoscere culture e paesi differenti, parlare altre lingue non mi fa dimenticare le mie origini e quindi vi propongo la ricetta delle famosissime fritole (in italiano frittele o castagnole). Sono il tipico dolce veneziano di carnevale tanto da venire citato anche nella commedia del 1755 “Il campiello” di Goldoni in cui la protagonista, Orsola, è una frittolera. Anche in questo caso le variazioni sul tema sono numerose io vi propongo la mia ricetta che le rende particolarmente soffici.

Ingredienti

  • 6 ovi (uova)
  • 12 cuciari de succhero (cucchiai di zucchero)
  • 300 gr farina
  • 200 gr amaretti
  • 300 gr ricotta
  • 250 gr uvetta
  • 1 got de vin bianco (bicchiere di vino bianco)
  • Scorza di limone e arancia
  • 1 bustina di lievito
  • 1 litro d’olio di semi per friggere
  • Zucchero a velo

Zucchero_Fritole

Uova_Fritole

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Fate ammorbidire l’uvetta in acqua tiepida. In una terrina separate i tuorli dagli albumi e montate questi ultimi a neve con un pizzico di cale. Amalgamate i tuorli con lo zucchero fino a renderli spumosi e incorporate gli amaretti sbriciolati e la farina poco per volta. Aggiungete infine il vino, la scorza degli agrumi e l’uvetta. Non dimenticate di aggiungere il lievito aiuterà le vostre fritole a gonfiarsi in cottura. Incorporate poi gli albumi all’impasto e lasciate riposare il tutto per un’oretta.

Scaldate l’olio in una pentola con il fondo spesso e versate il composto a cucchiaiate nell’olio caldo, togliete le frittelle quando sono gonfie e dorate. Asciugatele su carta da cucina, spolverizzatele con zucchero semolato o a velo.

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Poêlée de Saint-Jacques à l’orange

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San Valentino è passato e non ho mosso un dito in cucina … oggi però 15 febbraio, fuori da ogni cliché ho voluto sperimentare una ricetta francese raffinata, ma semplice da eseguire. Quindi pronti via : la Poêlée de Saint-Jacques à l’orange, che poi in italiano sarebbe una “padellata di capesante all’arancia”.
A causa di un errore di comunicazione, il mio fido compagno di vita ha acquistato per me 6 capesante fresche, nella loro conchiglia. Quando me le ha presentate tutto raggiante, io stavo per svenire a pensare di doverle “pulire”, poverine … ho pensato a 10 anni fa in Giappone, la signora che mi ospitava a casa sua, mentre gettava in un brodino bollente delle vongole vive, al mio “poverine” mi ha risposto “ma loro sono onorate di diventare brodo per noi stasera”. Al di là del possibile senso dell’onore delle capesante io consiglio di acquistarle già pulite ed eventualmente senza la conchiglia, e di limitarne il consumo ad occasioni speciali, poi ognuno faccia ciò che crede.

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Ingredienti per 2 persone :
6 capesante
1 arancia
2 cucchiai di panna da cucina
Dell’erba cipollina fresca
1 scalogno
1 cucchiaino di Gran Marnier
1 noce di burro
Sale e pepe q.b.

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Con un coltellino affilato tagliare parte della scorza dell’ arancia in striscioline sottili (circa ¼ della superficie del frutto) eliminando la parte bianca spugnosa. Spremere l’arancia e conservarne il succo da parte.
In una padella antiaderente far sciogliere una generosa noce di burro e una volta leggermente biondo, aggiungere le capesante. Rosolarle da entrambi i lati per circa 3 minuti, poi aggiungere sale e pepe.
Togliere le capesante dalla padella e tenerle in caldo. Nel fondo di cottura della padella aggiungere lo scalogno finemente tritato, le scorzette d’arancia, il succo dell’arancia, il cucchiaino di Gran Marnier (se non lo avete non è essenziale)e la panna. Rimettere sul fuoco e ridurre il composto a 3/4. Aggiungere a questo punto l’erba cipollina e le capesante. Farle rosolare per meno di un minuto sui due lati e togliere dal fuoco.
La ricetta originale richiederebbe ancora una noce di burro nel momento in cui le capesante vengono rimesse in padella, io ho pensato che fosse già abbastanza così.
Ho accompagnato il piatto con del riso Thai al vapore.

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Categories: Cucina, Ricette, Secondi

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Galettes Belges

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elisa2

 

Elisa vive nell’ultimo avamposto del Veneto Orientale, la cucina in provincia di Venezia e la camera da letto in quella di Pordenone (o quasi). Giovane donna iperattiva, è una lettrice vorace, viaggiatrice instancabile e pasticcera modello.  

 

 

L’eredità di famiglia – Les Galettes Belges

Come in tutte le buone famiglie che si rispettino anche io, secondo un preciso ordine di precedenza, ho avuto la mia eredità: la piastra per galette. È arrivata dal Belgio assieme alla mia nonna e alla ricetta dei famosissimi dolci a nido d’ape. Condividere con voi ingredienti e procedimento mi è sembrata un’ottima idea per cominciare.

Mi sono un po’ documentata e ho scoperto che la ricetta ha circa un secolo e il dolce veniva preparato e regalato per i primi dell’anno come simbolo di buon augurio. In effetti, in fiammingo, una delle tre lingue ufficiali del Belgio,  si chiamano lukken che significa fortuna.  Inutile precisare che, per ogni ricetta tradizionale, esistono un’infinità di varianti, questa è quella della mia nonna.

Ingredienti per 50 Biscottini

  • 500 gr di uova (circa 10)
  • 500 gr di burro
  • 500 gr di zucchero
  • 500 gr di farina
  • Scorza di limone (se non lo amate potete sostituirlo con i semi di vaniglia)
  • Un pizzico di sale (perché nei dolci ci vuole sempre)

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Separate i tuorli dagli albumi e montate questi ultimi a neve con un pizzico di sale. Successivamente lavorate i tuorli con lo zucchero e il burro sciolto (io lo metto in microonde 30 secondi) fino ad ottenere un composto liscio. Alla fine aggiungere la farina a pioggia e la scorza di limone. L’olio di gomito è d’obbligo.

Lasciate riposare l’impasto coperto in luogo fresco per almeno mezza giornata in modo tale che l’impasto si rassodi bene.

Riscaldate bene il ferro per galette e ungetelo con un filo d’olio (potete tenere a portata un pò olio per ungere di tanto in tanto le piastre ed evitare che la pasta si attacchi al ferro). Prelevate un cucchiaino di impasto e posatelo sulla piastra, richiudete i due ferri e cuocete per 1-2 minuti. Togliete le galette dal ferro con un forchettone e lasciatele raffreddare su una gratella.

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Questi dolcetti sono ottimi a colazione pucciati nel latte o nel caffè oppure a merenda accompagnati da marmellate e frutta. Non serve farne un indigestione perché si conservano in una scatola ermetica anche per 20 giorni e possono essere un’idea per un regalo godereccio.

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Moules marinières

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Non avrei mai immaginato che uno dei piatti tipici locali, in realtà in comune con il vicino Belgio, fosse  “les moules frites”, cioè una marmitta di cozze, accompagnata dalle patatine fritte. A Lille durante il week end della braderie ne vengono consumate a tonnellate.

Ieri ho comprato una certa quantità di cozze in pescheria, perché avevo in mente di preparare una pasta alla scogliera, ma poi ho cambiato idea. Stasera mi rimanevano queste moules in frigo, così ho pensato alla ricetta che mi ha passato il mio collega Jean-Pierre, lilloise da generazioni. Quindi, trasportata più dalla curiosità che dall’entusiasmo mi sono lanciata in questo esperimento.

Ingredienti per 2 persone:
Cozze galore
½ cipolla
1 scalogno
1 spicchio d’aglio
1 carota
1 gamba di sedano
1 bicchiere di vino bianco secco
1 cucchiaio di farina
1/2 cucchiaio d’olio
Timo, 2 foglie di alloro
Sale e pepe q.b.

Lavare le cozze accuratamente, togliere la “barbetta” e grattare la conchiglia con una paglietta o con la lama di un coltello per eliminare le impurità. Risciacquare abbondantemente con acqua fredda. E non è esattamente un esercizio che consiglierei per passare il tempo.
Tagliare finemente la cipolla, lo scalogno, il sedano. Pelare e tagliare a rondelle le carote. Preparare il fondo della pentola con un giro d’olio (la ricetta originale prevedrebbe un soffritto su base di burro, ma io ho preferito l’olio d’oliva) e versare le verdure. Fare soffriggere per un paio di minuti, poi aggiungere il timo, le foglie d’alloro, il cucchiaio di farina e mezzo bicchiere di vino bianco. Coprire la pentola e lasciare cuocere per 5 minuti. Aggiungere a questo punto le cozze, il resto del vino bianco, sale e pepe. Mescolare, rimettere il coperchio e lasciare cuocere per circa 15 minuti a fuoco medio, fin che le cozze non si saranno aperte. Finire con una manciata di prezzemolo fresco. Io le ho servite un due ciotole da zuppa, in realtà normalmente vengono lasciate direttamente nelle piccole marmitte dove vengono cotte. Mmm, je me suis regalée..!

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Consiglio di accompagnare la vostra scofanata di cozze con abbondanti patate fritte, birra fresca e  Stromae.

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Tiramisù framboises et speculoos

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Il tiramisù è il dessert italiano più conosciuto e diffuso all’estero. Qui in Francia nella regione Nord-Pas-De-Calais, attraverso un processo di assimilazione e appropriazione, la versione che è diventata più popolare è il Tiramisù du Nord. La differenza con quello tradizionale sta nella scelta del biscotto, al posto dei savoiardi, qui vengono usati gli Speculoos, biscotti alla cannella e zucchero di canna, tipici dei vicini Belgio e Paesi Bassi.
Per la cena di ieri sera, quindi, per onorare l’incontro tra i popoli, ho deciso di rivisitare ulteriormente il dolce italiano, di cui rimane intatto solo il nome e l’ispirazione, e preparare dei piccoli Tiramisù al bicchiere, con lamponi, pistacchi, scaglie di cioccolato bianco e speculoos.

Ingredienti :
500 gr di Mascarpone
250 di panna fresca da montare
Svariati cucchiai di zucchero semolato bianco
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
4 tuorli
2 cestini di lamponi freschi
1 confezione di biscotti speculoos
Granella di pistacchi e scaglie di cioccolato bianco q.b.

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Iniziamo con la preparazione della crema al mascarpone: ho messo in una ciotola capiente il mascarpone. A parte, in un’altra ciotola, ho iniziato a montare con lo sbattitore elettrico i 4 tuorli con circa 3 cucchiai di zucchero e 1 cucchiaino di estratto di vaniglia. Nel frattempo ho messo sul fuoco un tegame con mezzo bicchiere d’acqua e un paio cucchiai di zucchero pieni. Ho portato a ebollizione lo sciroppo e ho lasciato che si imbiondisse leggermente. (purtroppo non ho un termometro da cucina, ma la temperatura dovrebbe arrivare a 120°C). Quando il composto delle uova e zucchero è diventato spumoso e chiaro, ho aggiunto a filo lo sciroppo bollente, senza spegnere le fruste. Questa rischiosissima procedura che prevede tegamini bollenti tenuti con la mano sinistra e fruste che girano con tuorli dall’altra serve a farmi sentire a posto con la coscienza, perché non amo molto l’dea di usare delle uova crude per la crema. Ho letto da qualche parte che si tratterebbe di pastorizzazione, ora non so quanto affidabile sia questa “pastorizzazione” fatta in casa, certo è però che lo sciroppo bollente aggiunto a filo mentre si montano le uova tende a stabilizzare la spuma che prende l’aspetto di uno zabaglione. In realtà poi io ne ho usato ¾ di quello che avevo preparato perché non volevo che il tutto diventasse troppo liquido.
Ho aggiunto quindi i tuorli al mascarpone e li ho ben amalgamati.
A questo punto il mondo degli adepti al culto del tiramisù si spacca in due: chi usa gli albumi montati a neve, chi invece, come me usa la panna montata. Ecco, quindi ho montato la panna a parte con mezzo cucchiaio di zucchero e l’ho aggiunta al mascarpone e ai tuorli incorporando il tutto con attenzione.

Ho preparato una coulis con un terzo dei miei lamponi. Li ho messi in un tegamino antiaderente, ho aggiunto un cucchiaio di zucchero e mezzo bicchiere d’acqua, li ho cotti per un paio di minuti e poi passati al minipimer e ho ottenuto una salsa di un bel rosso vivace.
Ho finalmente composto i bicchierini.
Ho messo sul fondo una base di speculoos sbriciolati grossolanamente, un cucchiaino di coulis di lamponi senza inumidire troppo i biscotti per lasciarne una parte croccante intatta. Ho aggiunto uno strato di crema al mascarpone, dei lamponi freschi, ho spolverizzato con la granella di pistacchi e le scaglie di cioccolato bianco. Un ultimo strato di crema e ho finito il bicchiere decorando con lamponi, pistacchi e cioccolato.
L’ultimo briciolo di senso della decenza che mi è rimasto, mi ha impedito di quantificare esattamente il numero di cucchiai di zucchero utilizzati per questa ricetta. Vi lascio liberi amici miei, fate quello che credete sia meglio per voi …

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Se qualcuno volesse saperne di più sui biscotti nazionali del Belgio, può dare un occhio al sito del produttore più importante : Lotus  c’è anche la sezione ricette dove dolce e salato grazie agli speculoos, si incontrano con risultati interessanti.

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Ingredienti curry di verdure

Curry verde di verdure

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Come al solito davanti al banco della verdura, sono stata colta da un senso di smarrimento e sono tornata a casa con un carretto traboccante di vegetali. Essendo il mio mini frigo una moderna cornucopia, ho deciso di comporre una ricetta che mi permettesse di giustificare l’irrazionale acquisto: il curry verde di verdure.

Ingredienti curry di verdure

Ingredienti per tre persone:

  • 100 gr di fagiolini piatti
  • 1 porro
  • 2/3 zucca butternut (misura media)
  • 1 cipollotto fresco
  • 1 peperone rosso
  • zenzero fresco a piacere
  • ½ broccolo
  • 50 g di ceci secchi
  • 1 cucchiaino da te di pasta di curry verde thai
  • 1 confezione piccola di latte di cocco
  • Riso thai e wild

Ceci

Sciacquate i ceci in acqua fredda e metteteli in ammollo per qualche ora in acqua calda . Mondate il porro e tagliatelo a rondelle sottili. Sbucciate la zucca e tagliatela a cubetti di circa 2cm cubi. Tagliate i peperoni in quadratini di 2-3 cm. Dividete il broccolo in alberelli. Grattuggiate lo zenzero.

Fate bollire i ceci per circa 40 minuti. Sbollentate i fagiolini, il peperone e il broccolo. Stufate la zucca e il porro in una padella con olio e zenzero. In una pentola profonda fate scaldare il latte di cocco, unite il curry verde e le verdure che avete precedentemente preparato.

Servite il curry piuttosto liquido in una ciotola e guarnite con del sesamo o del coriandolo fresco.  Accompagnate il curry con del riso, meglio se thai, bollito o al vapore.

Curry verde di verdure

A Bruxelles curry verde e latte di cocco si trovano un po’ dovunque, io preferisco comprarli al Kam Yuen vicino a Bourse, un supermercato specializzato in prodotti orientali di importazione.

Il curry verde è tipico della Tailandia centrale. Si tratta di una pasta ottenuta pestando peperoncini verdi piccanti, scalogno, zenzero fresco, citronella, cumino, coriandolo, foglie di kaffir lime e aglio.

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